martedì 13 ottobre 2015

Stranezze stradali e toponomastiche di Milano

A Milano, come in molte città, ci sono parecchie stranezze distribuite lungo le strade cittadine.
Strade con nomi che cambiano più volte in pochi anni, omonimie, numerazioni diverse, intitolazioni particolari, incongruenze nella toponomastica...




Partendo dal centro non si può non ricordare che la parte orientale di Piazza del Duomo, quella dove si trova l'abside della cattedrale e il Palazzo della Veneranda Fabrica si è chiamata sino ai primissimi anni del '900 Piazza del Camposanto dato che per secoli fu lì presente un cimitero. Poi, senza un apparente motivo il nome fu cancellato e una piazza con una storia secolare scomparì per sempre dalla toponomastica meneghina.

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Non lontano, tra Largo Augusto e via Larga si trova il Verziere, senza indicazione alcuna che indica se si tratta di una via, una piazza, uno slargo, un largo; semplicemente Verziere. Sino ad inizio del XX secolo era uno dei principali mercati ortofrutticoli di Milano, esistente dal 1766, insieme agli altri delle vicine Piazza Fontana e delle bancarelle presenti per secoli in Piazza del Duomo. Il nome stesso indica un luogo ove si vendevano le "verzure". Sino al 1870 circa mantenne il suo nome originale di Contrada di Porta Tosa, dopo assunse il nome definitivo di Verziere.


Un tempo era una piazza lunga e molto larga, poi ristretta negli anni 40 e primi 50 per la realizzazione del primo tratto della "racchetta" una strada ad alto scorrimento che doveva tagliare tutti i quartieri a sud del Duomo.
Lo stesso Largo Augusto era parte integrante del Verziere e la sua colonna dominava il mercato e le bancarelle.


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Poco lontano dal Verziere si trova la Via Bergamini, che non indica una ricca famiglia ma come ci dice il  Sonzogno: «Della contrada dè bergamini dirò che in essa stanno i venditori di caci freschi e di altri latticini, così chiamati dalle mandrie da essi possedute e da noi detti bergamini» (Vicende di Milano rammentate dai nomi delle sue contrade a sia origine di questi nomi. Milano, 1835). In pratica si trattava di gruppi di pastori della Val Brembana e della Val Seriana che settimanalmente scendevano a Milano, in Piazza Fontana, a tenere il loro mercato dei prodotti di latte di pecora.
Il soprannome derivava dalla loro provenienza dalla provincia di Bergamo.
Indossavano orgogliosamente una sorta di divisa da bergamino, cappellaccio e mantello di lana grezza verde scuro, zoccoli di legno, lunghi bastoni per governare il gregge, ma al contempo indossavano anche eleganti panciotti con la catenina in oro dell'orologio in bella vista. Quasi sempre avevano legato in vita pure il grembiule da lattaio!
I bergamini iniziarono ad occupare Piazza Fontana in coincidenza del trasloco del mercato del Verziere dalla piazza al luogo che poi prese il nome di Verziere. Furono i potenti vescovi della vicina curia milanese che vollero, nel 1766, lo spostamento del mercato, che rendeva difficile l'ingresso al palazzo dell'Arcivescovado. Quando infine il Verziere si spostò... lo spazio fu occupato dai Bergamini che iniziarono ad usare Piazza Fontana come loro "quartier generale di Milano".
Molte delle famiglie di bergamini si installarono definitivamente a Milano, aprendo negozi e bancarelle e rivendendo prodotti caseari e latte prodotti da loro parenti che invece continuavano a passare i canonici 4 mesi sugli alpeggi e il resto del tempo a fare transumanze e a produrre formaggi da portare poi a Milano.



Oggi la Via Bergamini si apre dall'ampia Via Larga, ma sino agli sventramenti mussoliniani la via si apriva da un crocicchio di strade, Via San Clemente, Via Larga, Via Sant'Antonio, Piazza Santo Stefano e appunto Via Bergamini. La strada continuava in linea retta sino a sbucare di fronte all'Ospedale Maggiore in Via dell'Ospitale, oggi Via Festa del Perdono.

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Poco più a sud si trova una lunga e antica strada che connetteva la Cerchia dei Navigli con la Cerchia dei Bastioni, la Via San Barnaba. Collegava tramite un ponte sulla cerchia l'Ospedale Maggiore con il suo cimitero principale. Quando le fondamenta, le cantine e i sotterranei dell'ospedale furono riempiti all'inverosimile di ossa dei morti,  si decise la costruzione di un cimitero oltre la cerchia e in piena campagna. Di allora. Venne costruito un nuovo Foppone, come erano chiamati allora i cimiteri. Il Foppone di San Michele venne costruito nel 1696 e nel giro di nemmeno un secolo fu riempito di oltre 150.000 defunti. La strada che collegava l'Ospedale Maggiore col suo cimitero si chiamava Strada del Foppone, sino al 1850 circa, poi prese tutta il nome di Strada di San Barnaba. Per oltre 300 anni il cimitero, fu chiamato o Foppone di San Michele, o vista la sua struttura circolare "La Rotonda". Solo alla fine degli anni 20 del XX secolo venne aperta una nuova strada che collegava i Bastioni con il costruendo Palazzo di Giustizia di Porta Vittoria. La nuova strada passava esattamente lungo il lato esterno della "Rotonda". La strada divenne Via Enrico Besana, patriota che combattè in tutte e tre le Guerre di Indipendenza, fu alto ufficiale Garibaldino e giornalista per i due principali quotidiani di Milano e d'Italia dell'epoca, La Perseveranza e il Corriere della Sera.
Per un motivo inspiegabile il Foppone di San Michele divenne in breve tempo La Rotonda della Besana, facendo diventare l'Enrico Besana una donna e rinominando un cimitero plurisecolare con un titolo errato e assolutamente senza alcun senso.



Nella foto si vede la Via Enrico Besana appena realizzata e il muro perimetrale esterno del Foppone di San Michele ancora senza alcun accesso aperto verso la nuova strada.

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Quando nel 1923 il governo di Mussolini distacca il quartiere del Lorenteggio dal Comune di Corsico e lo aggrega al Comune di Milano si pone il problema di rifare la toponomastica dei 4 borghi che componevano storicamente il territorio del Lorenteggio.
Tra quelle vie che presentavano omonime con quelle di Milano ci fù la piazza antistante alla stazione di San Cristoforo. Venne ribattezzata Piazzale Albania.
Dal 1923 sino alla caduta del Fascismo le cose non cambiarono, poi, nel 1946 si procedette ad una lunga pagina di revisione della toponomastica per "liberare" Milano dalle non poche vie, strade, piazze e larghi intitolati a gerarchi fascisti o ad avvenimenti legati o cari al regime.
Senza un motivo ben chiaro Via Principe Umberto, strada che da Piazza Cavour risaliva verso Piazza della Repubblica (allora Piazza Fiume) che aveva tale intitolazione sin da quando venne tracciata nel 1865, divenne Via Albania.
Notare che il Principe Umberto a cui era intitolata la via non era l'aspirante al trono d'Italia sconfitto dal referendum e morto poi in esilio, bensì colui che divenne Re d'Italia come Umberto I°, visse a lungo a Milano e venne ucciso a Monza da Gaetano Bresci.
Per non creare confusione Piazzale Albania al Lorenteggio dovette così cambiare nome e per non scontentare i vicini albanesi il nome fu mutato in Piazza Tirana...
Ma l'erraticità dell'Albania non finì qui. Infatti dopo nemmeno 5 anni Via Albania mutò ancora di nome, venendo intitolata, pare definitivamente, a Filippo Turati.
Il toponimo Albania sparì così definitivamente dalle mappe milanesi.



Negli stessi anni dell'immediato Dopoguerra cambiarono nome molte strade, come detto:
Corso del Littorio divenne Corso Giacomo Matteotti, Corso Costanzo Ciano riprese il suo nome originario di Corso dei Plebisciti, allo stesso modo Via Larga tornò a chiamarsì così dopo che dal 1936 al 1946 divenne Via Adua; Piazza Predappio venne rinominata con un toponimo usato sino agli anni 20 per indicare l'area sul retro della prima Stazione Centrale, sita nell'odierna Piazza della Repubblica, Piazza Guglielmo Miani.
Via Eliseo Bernini, Legionario di Fiume e Fascista della primissima ora, venne assassinato dai comunisti a Turro e gli venne dedicata una via nel quartiere. Nel Dopoguerra venne ribattezzata Via Popoli Uniti.
Vittime del cambio di toponomastica furono anche alcune vie e piazza dedicate ad eventi antecedenti al Ventennio ma comunque ad esso legati: Piazzale della Stazione Centrale diventò nel 1931 Piazza Fiume, per diventare Piazza della Repubblica nel 1946.



Via degli Arditi ritornò nel 1946 al suo vecchio nome di Via Cerva, dovuto alla presenza di una osteria con una cerva come simbolo.
Clamoroso fu il cambio di nome ad uno dei luoghi più antichi di Milano, Piazza Mercanti, che dal 1935 circa divenne Piazza Giovinezza, così come il tratto nord di Via San Marco venne ribattezzato Via Marcia su Roma!

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Uno dei cambi di nome più rilevanti vista l'importanza delle strade in oggetto fu quello della tratto di strada lungo la Cerchia dei Navigli tra le attuali Piazza Cadorna e Corso di Porta Ticinese.
Originariamente il tratto lungo la Cerchia aveva questi nomi partendo da nord:
Strada del Foro, Strada di San Gerolamo, Strada del Ponte dei Fabbri, Strada delle Signore Bianche sotto il Muro.



Per alcuni secoli i nomi rimasero invariati sino a quando la strada dedicata alle Signore Bianche, per via di un vicino monastero, venne intitolata alla Vittoria per celebrare la sconfitta dell'Imperatore Lodovico per mano dei cittadini milanesi, guidati da Marco Visconti, avvenuta il 13 settembre 1329 proprio all'incrocio tra la Strada delle Signore Bianche e la Strada del Borgo di Cittadella (oggi Corso di Porta Ticinese)



Nel 1865 la Via della Vittoria si vide estendere il suo toponimo anche alla Strada del Ponte dei Fabbri, alla Piazza della Vittoria e al Ponte degli Olocati, sino al Ponte di San Vittore.
Pochi anni dopo anche la Strada del Foro sparì e prese il nome di Via di San Gerolamo.
La Cerchia nel frattempo era stata interrata proprio nel tratto tra il Castello e la metà di Via Vittoria.
Nel 1907, subito dopo la morte di Giosuè Carducci, Premio Nobel per la Letteratura, la Via San Gerolamo diventò Via Carducci.
Nel 1910 fu il turno di Via Vittoria che diventò Via Edmondo De Amicis, deceduto due anni prima.

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Altra strada erratica di Milano è quella intitolata al matematico ed astronomo Francesco Carlini.
Dal 1890 circa la Via Carlini collegava Piazza Andrea Doria (l'attuale Piazza Duca d'Aosta di fronte alla Stazione Centrale) con la sponda destra della via Ponte Seveso, dove allora scorreva l'omonimo torrente. Quasi in contemporanea lungo la Via Carlini e la vicina via Ponte Seveso (oggi Via Fabio Filzi) sorgeva l'industria Pirelli. Quando nel 1932 il Senatore Giovanni Battista Pirelli morì la via dove si trovavano ancora alcune piccole parti dell'azienda (spostatasi nel 1906 alla Bicocca), venne a lui reintitolata dopo pochi anni, come appare già nelle mappe del 1937.
La Via Carlini venne così spostata in Cittastudi, una piccola traversa che collegava Via Golgi con Via Via Visconti d'Aragona. Si trovava nei pressi dell'Istituto Nazionale dei Tumori, fondato nel 1925 e che proprio negli anni 30 ebbe un importante sviluppo, tanto che già negli anni '40 la via viene letteralmente inglobata dall'INT e si ritrova come viabilità interna dell'ospedale.
Viene così deciso di rispostare l'erratica Via Carlini per la terza volta.
Questa volta si arriva nella zona sud-ovest, lungo l'asse del Lorenteggio, precisamente una piccola strada che collega Via D'Alviano con Via Pietro Redaelli.

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Numerose sono le omonimie nella toponomastica di una città vasta come Milano.
Alcune di queste danno una ragione al perchè talune strade siano indicate con "nome e cognome" e non solo col "conognome". Abbiamo infatti una Via Melchiorre Gioia perchè esiste una piccola Via Flavio Gioia nella parte sud di Cittastudi.
Così come ci sono una Via Enrico Forlanini e una Via Carlo Forlanini, una Via Andrea Ponti, una Via Ettore Ponti e una Via Giò Ponti e per breve tempo, in un momento di caos toponomastico negli anni 80, anche una Piazza Giò Ponti poi rapidamente scomparsa.
C'è una conosciutissima Via Alessandro Manzoni e un Vicolo Piero Manzoni dal 1995, mentre è molto più complicata la storia se andiamo ad analizzare i toponimi di coloro che hanno cognomi derivanti dall'aver avuto antenati che esercitarono la professione di fabbri: Via Cardinal Ferrari, Via Gaudenzio Ferrari, Via Giuseppe Ferrari, Piazza Paolo Ferrari, Via Virgilio Ferrari, Via Ercole Ferrario, Via Rosina Ferrario Grugnola, Via Galileo Ferraris, Via della Ferrera, Via Ferreri, Via Ferrero, Via Ferrieri, Via Wolf Ferrari.
Un pochino meglio con Via Benigno Crespi, Via Daniele Crespi, Via Gaetano Crespi e Via Pietro Crespi. 
Ci sono anche strade che eccellono in lunghezza: 
Via Fratelli Camillo e Giannino Antona Traversi.
Viale Barbaro di San Giorgio Ramiro.
Via Ambrogio da Fossano detto il Bergognone.
Via Andrea Fortebraccio detto Braccio da Montone. 
Via Paulucci di Calboli Fulcieri.
Piazza Emanuele Filiberto di Savoia Duca d'Aosta.
Via Vittore Ghislandi detto Fra Galgario.
Piazzale Governo Provvisorio di Lombardia.
Lorenzo d'Andrea d'Oderigo detto Lorenzo di Credi
Piazza Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi.
Piazzale Martiri della deportazione.
Via Tommaso di Cristoforo Fini detto Masolino da Panicale.
Via Giacomo Medici del Vascello.
Piazza Melozzo di Giuliano degli Ambrosi detto Melozzo da Forlì.
Via Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone.
Via Alessandro Bonvicino, detto Moretto da Brescia.
Via Orlando Vittorio Emanuele.
Via Paolo Caliari detto il Veronese.
Via Piero di Giovanni Bonaccorsi detto Perino del Vaga.
Via Piero di Benedetto de' Franceschi detto Piero della Francesca.
Via Bernardino Betti detto il Pinturicchio.
Via Agnolo Ambrogini detto Poliziano.
Piazza della Resistenza Partigiana.
Viale delle Rimembranze di Lambrate.
Viale delle Rimembranze di Greco.
Via Angelo Beolco detto Ruzzante.
Largo San Dionigi in Pratocentenaro.
Piazza San Giovanni Battista alla Creta.
Via San Giovanni Battista de La Salle.
Via fratelli Giuliano e Antonio Giamberti detti Sangallo.
Piazzale Santorre di Santarosa.
Via Santuario del Sacro Cuore.
Via Reggimento Savoia Cavalleria.
Via Giovanni Battista Salvi detto il Sassoferrato.
Piazza Andrea Meldolla detto lo Schiavone.
Via Sebastiano Luciani detto del Piombo.
Via Quinto Settimio Fiorente detto Tertulliano.
Via Andrea di Michele di Francesco di Cione detto Il Verrocchio.

martedì 6 ottobre 2015

Santuario di Santa Maria alla Fontana


Fondato su volere di Charles II d'Amboise governatore di Milano nel periodo di Luigi XII di Francia nel luogo ove una sorgente, nota come fontanile dei Visconti, fuori Porta Comasina, aveva assunto potere taumaturgico nelle credenze e del popolo e della ricca nobiltà. L'acqua di Santa Maria alla Fontana era particolarmente indicata per "curare" malattie come l'artrite o l'osteoporosi.
La fonte era frequentata sin dal V secolo e durante i lavori di costruzione nel Cinquecento fu ritrovata una struttura in pietra dell'Alto Medioevo che permetteva di entrare nella polla creata dal fontanile e alcune modeste strutture di deflusso delle acque per regolarne il livello.



A lungo attribuito a Leonardo da Vinci e al Bramante sappiamo oggi essere stato progettato da Giovanni Antonio Amedeo, con la posa della prima pietra il 29 settembre 1507.
La struttura su due livelli vedeva a 2 metri e mezzo sotto terra una larga "piscina" che accoglieva le acque prodigiose e permetteva ai fedeli di immergersi e/o bere, mentre al livello superiore si apriva il santuario vero e proprio e tramite una serie di chiostri e portici i due livelli comunicavano liberamente, in modo che messe e canti era udite contemporaneamente anche al livello inferiore.




Purtroppo i Benedettini di San Simpliciano dovettero cedere il Santuario nel 1547 ai Padri Minimi di San Francesco di Paola, appena giunti a Milano e bisognosi di un luogo di culto tutto loro.
I monaci calabresi presero dunque possesso della struttura e la stravolsero totalmente, chiudendo i chiostri e rendendo non comunicanti i due livelli, stravolgendo la pianta e sostanzialmente trasformando il santuario in un monastero. Al progetto partecipò il Richini padre.
Su progetto del Bombarda costruirono un presbiterio al posto del cappellone preesistente e sviluppano la nuova costruzione con 3 navate molto banali.







Ma il peggio deve ancora venire, i monaci di San Francesco di Paola ottengono infatti nel 1599 un nuovo luogo di culto più addentro alla città, Santa Maria alla Fontana era nel Cinquecento infatti in piena campagna, persa in una vasta foresta; viene loro assegnata la chiesa di Sant'Anastasia e annesso convento lungo l'attuale via Manzoni.
Ai primi del Settecento sarà poi demolita e al suo posto sorgerà la chiesa di San Francesco di Paola ancor oggi esistente e terminata, come facciata, solo nel 1890 dall'Alemagna.
Contestualmente i Padri Minori quasi abbandonano Santa Maria alla Fontana, che si riduce a parrocchia di un migliaio di anime sparse in cascine e piccoli borghi nel nord di Milano. Solo il 5 agosto di ogni anno, in memoria della Madonna della Neve apparsa a Papa Liberio nel 352 e al cui culto venne sin da epoca medioevale associata la miracolosa acqua di Santa Maria alla Fontana, il luogo si riempiva di fedeli che andavano in campagna a bagnarsi con le prodigiose acque.
Con l'arrivo di Napoleone gli ordini religiosi vengono sciolti e anche il santuario si svuota e perde definitivamente rilievo.
Nei decenni successivi dell'Ottocento l'area tra il santuario e Milano viene sempre più urbanizzata: arrivano officine, ferriere, stabilimenti. L'area è difinitivamente disboscata, i campi trasformati in strade e il tutto diventà città. La popolazione arriva a superare i 20.000 abitanti già nel 1879. Qualche anno prima, nel 1873, insieme agli altri Corpi Santi anche l'area di Santa Maria alla Fontana entra a far parte di Milano.
Nel 1877 avviene una vera catastrofe per il santuario: uno sversamento di bitume in una vicinissima fabbrica con conseguente incendio tappò lo sfogo delle acque dal sottosuolo.
Venne praticato un foro artificiale per cerca la falda acquifera ma le acque erano ormai compromesse e non più potabili.
Da allora dagli ugelli della fontana esce banalissima acqua dell'acquedotto milanese.
Gli abitanti intanto raddoppiano già ai primi dell'900, tanto che il santuario non è più in grado di accogliere i fedeli.
Nel 1920 vengono quindi approntati importanti lavori per allungare le navate e dare una nuova facciata, di dubbio gusto, al santuario. Il progetto venne affidato agli architetti Griffini e Mezzanotte.






Nello stesso periodo l'intera zona attorno al santuario viene stravolta dalla decisione della Edison di impiantare la più importante sottostazione elettrica del nord Milano esattamente a fianco della chiesa.
Le bombe della Seconda Guerra Mondiale danneggiano gravemente la struttura dell'edificio che sarà restaurato nei primi anni 50. Durante i lavori vennero eliminate parecchie strutture addossate al santuario nei secoli precedenti e fu ritrovata una lastra in pietra originaria da cui usciva l'acqua miracolosa.





Il sacello inferiore fu ristrutturato significativamente da Ferdinando Reggiori nel 1956-60; gli importanti e notevoli affreschi cinquecenteschi e seicenteschi vengono restaurati solo nel 2006/07.






L'Amedeo spesso dimenticato o nemmeno conosciuto è stato uno dei massimi splendori del Rinascimento Lombardo, scultore, ingegnere e architetto di altissimo livello.
Lavorò alla Certosa di Pavia, al Duomo di Milano, a San Satiro, Santa Maria presso San Celso, il Duomo di Pavia, la Cattedrale di Lugano, alla Cà Granda e fu ingegnere ducale per Lodovico il Moro.
Solo pochi anni fa è stata ritrovata la lettera di incarico che affidò i lavori all'Amedeo.
Ciò nonostante continua ad aver valore la tesi secondo la quale ai lavori parteciparono anche Bramante, Cristoforo Solari e Leonardo, soprattutto alla luce di una sospensione dei lavori nel 1509 e, forse, un allontanamento dell'Amedeo e un riaffido dei lavori.
A prova di ciò vengono portati alcuni disegni del Codice Atlantico di Leonardo che riproducono quasi fedelmente porzioni del sacello di Santa Maria alla Fontana.








giovedì 1 ottobre 2015

Ricostruzione del Palazzo dello Sport della Fiera di Milano e contemporaneo allestimento di un palco provvisorio per la ripresa dell'attività del Teatro la Scala.


Dopo la distruzione della Scala, finita la guerra, Toscanini ritornò per dirigere l'11 maggio 1946. La Scala era ancora semidistrutta, necessitava di importanti interventi e subito dopo il concerto del Maestro venne chiusa per ristrutturazione.
Toscanini accettò di dirigere in un teatro temporaneo allestito dentro l'enorme Palazzo dello Sport della Fiera, che fu il primo padiglione a venire ricostruito dopo i bombardamenti, già a fine 1945.
Toscanini fece diverse prove acustiche e seguì gli allestimenti del teatro provvisorio, che inaugurò il 20 luglio 1946 con un applauditissimo Mefistofele di Arrigo Boito.



Per più di un anno la Fiera ospitò La Scala, con altre 50 messe in scena (tra cui il Rigoletto, Aida, Tosca, Lohengrin, Carmen, Cavalleria rusticana e molti balletti).
Il 14 agosto 1946 con la prima di Coppelia di Léo Delibes abbinata ad una replica del Cappello a tre punte di Manuel De Falla, il coreografo Aurelio Milloss organizza una serata di balletti che è anche la prima serata dedicata esclusivamente alla danza nella storia della Scala.
Da notare che il parterre del Palazzo dello Sport ospitava oltre 6.000 spettatori seduti facendone così il più capiente teatro al mondo.